ll concetto di salute viene gestito a livello mondiale, da un gruppo di aziende farmaceutiche private che si occupano su larga scala di monitoraggi, diagnosi e terapie.

Come? Attraverso operazioni di marketing finalizzate al profitto e ben lontane dal perseguire il benessere e la salute delle persone. Poco importa la nostra opinione: si tratta di affari, non certo della nostra salute1, ovvero di oltre 1000 miliardi di dollari.

Come siamo trasformati da sani in malati?

Massicci finanziamenti di aziende private servono a promuovere l’estensione del concetto di malattia coinvolgendo le linee guida a cui tutto il mondo medico dovrà adeguarsi. Tale operazione non tiene conto dei fattori ambientali, della biochimica individuale, viene applicata a livello globale, ed è sostenuta da finanziamenti di vario genere: elargizioni a fondazioni mediche, congressi gratuiti per medici, nei casi più gravi si parla di corruzione di opinion leader, stakeholder (persone influenti in vari ambiti economici) e ricercatori.

Ad esempio vengono abbassati i livelli dei valori normali di alcuni parametri vitali come la pressione arteriosa, il colesterolo, la glicemia. In questo modo milioni di persone sane vengono trasformate in soggetti a rischio e questi ultimi in malati.

– glicemia:
abbassati i valori normali da 126 a 110 a 100.

– pressione arteriosa:
abbassati i valori minimi normali da 90 / 95 a 80 / 85.

– nel 1984 il livello limite del colesterolo accettabile era 240, nel 2013 è stato abbassato a 200 e potrebbe subire ulteriori ribassi.

E’ sufficiente un singolo parametro a determinare il nostro livello di salute?

Se si spezzettano i valori di rischio e si attribuisce un significato di malattia a ciascuno di questi valori, si tenderà a medicalizzare le persone senza tener conto delle singole caratteristiche, dell’ambiente e delle condizioni di vita.

Trasformare in malattia un singolo fattore di rischio, ad esempio il colesterolo, ha il deliberato scopo di aumentare la distribuzione di statine, una classe di farmaci che non riduce una malattia bensì un unico fattore di rischio.

Dal 2003 al 2013 per le sole statine la spesa pubblica in Italia è stata tra 7 e i 9 miliardi (difficile risalire ai dati precisi).

Nel mondo vengono continuamente create “nuove” malattie.

Nell’ambito della psicologia è stata inventata la sindrome da deficit di attenzione per cui milioni di bambini vivaci sono stati messi in terapia.

Il BMJ ha aperto un dibattito su quelle che non sono da considerarsi malattie2, scoprendo ad esempio che l’osteoporosi è il banale invecchiamento dell’osso.

Eppure si spende denaro pubblico per monitoraggi e terapie (vaccini compresi) spesso inutili e con effetti collaterali importanti.

Il parere di alcuni esperti in ambito salute, affermazioni shock basate su dati e ricerche

Le riviste mediche sono un’estensione dell’attività di marketing delle aziende farmaceutiche

Richard Smith, Editor del British Medical Journal per 25 anni. (Fonte)

Le riviste sono coinvolte in operazioni di riciclaggio di informazioni per favorire l’industria farmaceutica.

Richard Horton, Editor del Lancet (Fonte)

Le informazioni da parte dell’industria farmaceutica viene “miscelata con un’iperbole, cone pregiudizi, disinformazione, e spesso non c’è modo di sapere quale è.”

Marcia Angell, Editor, New England Journal of Medicine (Fonte)

Non ci sono prove che un vaccino contro l’influenza finora sviluppato sia efficace nel prevenire o attenuare ogni attacco di influenza. I produttori di questi vaccini sanno che sono inutili, ma vanno a vendere comunque … C’è una grande quantità di prove che dimostra come l’immunizzazione dei bambini fa più male che bene.

Dr. J. Anthony Morris, ricercatore virologo, ex capo dell’ufficio di controllo sui vaccini alla Food and Drug Administration (Fonte)

Come cambiare quindi l´approccio alla salute?

Alla base della creazione di nuove malattie si trova una grande persuasione di massa ad opera delle aziende del farmaco, utilizzando la congressistica, la ricerca, la cultura accademica, e infine, la comunicazione mediatica di massa.
La salute va quindi trattata come diritto e non come occasione di profitto.

Per cambiare direzione dobbiamo estendere il concetto di salute. Possiamo puntare ad un approccio unico e individuale, senza sottovalutare i rischi, ma unificandoli attraverso il concetto di benessere e qualità della vita.

Per fare questo è necessaria una politica pubblica volta ad abolire il profitto privato sulla salute, perchè salute significa anche ambiente, lavoro.

Ad onor del vero, ci sono tre grandi campi che devono essere gestiti necessariamente a livello pubblico e non più privato: la moneta, i semi, la ricerca. Come fanno le aziende di questi tre settori ad incidere profondamente sulla salute e sulla spesa globale? Facendo di noi persone più povere e più malate.

Conclusione

Non dimentichiamoci che salute e qualità di vita significano anche tempo libero e risorse economiche per avere cura della propria persona prima di arrivare alla patologia.

E´ necessario che ognuno di noi ed ogni stato si riappropri delle università mediche e della ricerca scientifica per poter fissare nuovi parametri di salute.

Per ridurre ulteriormente la spesa dobbiamo abolire le convenzioni con le strutture private e avere il controllo pubblico, da parte dei cittadini, della comunicazione diretta volta a diffondere l’informazione, la formazione e la prevenzione.

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