Statine inutili. In sintesi, è la conclusione di un importante lavoro di analsi e revisione di tutti gli studi clinici effettuati dal 2006 ad oggi sulle statine, il farmco più utilizzato per ridurre il colesterolo.


“Beyond Confusion and Controversy, Can We Evaluate the Real Efficacy and Safety of Cholesterol-Lowering with Statins?”
Journal of Controversies in Biomedical Research
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Allo stato attuale esiste una grande preoccupazione sul tema statine, per due motivi:

  • molti studi hanno ripetutamente affermato che le statine sono particolarmente sicure (1-4);
  • tali studi sono serviti come base scientifica per “le linee guida sul trattamento delle iperlipidemie” rilasciate da diverse istituzioni nazionali e internazionali (5, 6).

Il punto della situazione

L’efficacia e la sicurezza dei farmaci si trova al centro di un crescente dibattito.

Recentemente diversi scienziati hanno affermato che i dati scientifici sono generalmente irriproducibili (7-9), spesso errati (10-14), arrivando a sostenere che “vengono sprecate circa l’85% delle risorse per la ricerca” (7,8).

Dunque, potrebbero sussistere i presupposti per considerare le statine inutili al pari di molti altri farmaci.

Poiché i dati clinici grezzi spesso non sono disponibili (mancanza di trasparenza), gli organismi di controllo (FDA = Food and Drug Administration, EMA = Agenzia europea per i medicinali) non possono garantire pienamente sull’operato dell’industria farmaceutica (15-36).

Si tratta di un problema grave che mette in seria difficoltà i medici, ancor di più quando sono responsabili di pazienti fragili (bambini e anziani ad esempio).

Eclatante il caso degli inibitori dell’enzima neuraminidasi per il trattamento dell’influenza (37, 38).  Tra i marchi più noti: il Peramivir, oseltamivir (Tamiflu® – al centro di molte controversie 39, 40) o lo zanamivir (Relenza®).

Dopo 5 anni di battaglie per poter accedere ai dati grezzi dei test clinici, emerge un quadro inquietante: i benefici sono stati sovrastimati e i danni sottostimati (37, 38).


La causa principale di tale fallimento è il coinvolgimento diretto dei produttori all’interno del processo necessario a definire tutte le caratteristiche del farmaco, prima della sua commercializzazione.

Un intero sistema coinvolto

Secondo diversi esperti la “storia del Tamiflu” potrebbe far pensare che l’intero sistema di valutazione e regolamentazione dei farmaci potrebbe essere difettoso (39, 40).

Queste preoccupazioni sono state fortemente rafforzate dalla recente “confessione” del Dr. Rory Collins dell’Università di Oxford, un importante investigatore esperto nel settore dell’epidemiologia del colesterolo e delle statine.

Egli ha dichiarato senza mezzi termini che la valutazione delle statine durante gli ultimi due decenni non è stata eseguita correttamente (41).

Ha ammesso che “la natura e l’importanza degli effetti avversi devono essere rivalutati” (41).

Quindi, accanto all’ipotesi “statine inutili”, si affianca la certezza di effetti collaterali mai conosciuti fino in fondo dalla classe medica.

Ce lo conferma anche la Cochrane Collaboration, un’organizzazione di ricercatori che si suppone indipendente dai finanziamenti delle case farmaceutiche:

“mancano dati adeguati per valutare la sicurezza delle statine (41)“.

Quest’ammissione arriva 1 anno dopo un’insolita disputa, tra diversi “esperti”, sugli effetti avversi delle statine (43-47).

Statine inutili o no? Gli obiettivi dello studio

Per fornire ai medici informazioni più credibili ed aiutarli a prendere la giusta decisione in merito alle prescrizioni di statine, è stata condotta un’attenta analisi degli RCT (studi clinici controllati randomizzati) disponibili dopo il 2005/2006.

Gli studi sono stati esaminati mettendo in relazione le statine tra loro e confrontando l’efficacia protettiva di regimi ad alto e basso dosaggio.

Infine, sono stati esaminati alcuni problemi di sicurezza, tra cui la relazione statine-diabete.

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I limiti dell’analisi

Il limite principale dello studio è stata la mancanza di libero accesso ai dati grezzi di numerosi RCT.

La mancanza di trasparenza sugli RCT delle industrie produttrici limita definitivamente la capacità di valutare l’accuratezza dei dati pubblicati.

In pratica, ciò significa l’impossibilità di verificare:

  • il modo in cui i dati clinici vengono raccolti, smistati, ripuliti e digitalizzati
  • il modo in cui vengono condotte le analisi statistiche

Anche se si sospetta l’esistenza di problemi in diversi studi RCT – come JUPITER, HPS, MIRACL e molti altri non menzionati nel presente articolo – i dati grezzi rimangono nell’oscurità.

Perchè tanta segretezza? Su quali basi i medici prescriverebbero le statine in mancanza di trasparenza sul farmaco?

Nonostante i progressi, sia nella ricerca clinica che nella trasparenza, ci sono ancora scienziati e autorità di regolamentazione – ad esempio l’EMA – che sottolineano la debolezza degli attuali regolamenti.

Ovviamente, il pieno accesso (ancora bloccato) ai dati grezzi degli studi clinici RCT consentirebbe ai ricercatori indipendenti di:

  • esaminare i rischi e i benefici dei farmaci
  • controbilanciare il potere del settore,
  • valutare i prodotti che negli RCT risultano “sponsorizzati dall’industria”.

Sul piatto della bilancia ci sono gli interessi legittimi degli investimenti privati (industriali) e quelli altrettanto legittimi dei pazienti che pretendono un farmaco efficace e sicuro.

Sarebbe auspicabile realizzare un giusto equilibrio tra questi interessi insieme ad autorità di regolamentazione più sollecite.

In verità, quando gli investimenti industriali sono stati recuperati, non c’è alcun motivo per impedire il libero accesso ai dati grezzi degli RCT, a meno che, naturalmente, si vogliano invece tenere nascosti per qualche ragione.

Forse per evitare il crollo di un mito dopo 40 anni di ricerca e prescrizioni di statine inutili?

Oppure si vuole nascondere il fatto che ridurre il colesterolo è una pratica molto pericolosa, allo scopo di vendere altri farmaci?

Conclusioni

Tabella 2 - statine inutili

Un attento esame dei più recenti studi RCT sulle statine (Tabella 2), seguito dal confronto delle statine tra loro, mostra chiaramente che, in contrasto con quanto affermato da decenni, le statine non hanno un effetto significativo nè in prevenzione primaria e nemmeno in prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari.

Gli studi clinici sulla rosuvastatina hanno confermato che solo gli RCT che testano ipotesi chiaramente definite possono fornire una valutazione affidabile sull’efficacia di qualsiasi farmaco.

Di conseguenza, la teoria diffusa basata sui vecchi RCT, secondo cui le statine sono inequivocabilmente protettive nella prevenzione secondaria, dovrebbe essere discussa alla luce di dati più affidabili forniti da RCT più recenti e più credibili.

Dopo oltre 40 anni di ricerca medica, non sarebbe più semplice dichiarare le statine inutili, invece di cercare di grattare il fondo con nuovi studi clinici?

Per quanto riguarda il problema statine-diabete, l’unica interpretazione possibile basata su dati affidabili è che le statine non proteggono i diabetici, mentre non c’è dubbio sul loro effetto diabetogeno.

È necessario rivalutare l’intera questione statine-diabete.

A nostro avviso (scrivono i ricercatori) – fondato su una medicina basata sull’evidenza – ed in contraddizione con le raccomandazioni ufficiali, i medici non dovrebbero prescrivere statine nè ai diabetici e nemmeno ai pazienti con sindromi metaboliche.

Sicurezza delle statine

Per quanto riguarda la sicurezza delle statine, dopo l’ammissione ufficiale della mancanza di dati, ci troviamo di fronte a un grosso problema.

Ciò è inaccettabile: le prescrizioni mediche devono basarsi su una corretta valutazione del rapporto danno / beneficio.

Dobbiamo entrare in una nuova era, in cui sia garantito il pieno accesso ai dati grezzi dei trials clinici.

L’unico modo per consentire la trasparenza e ripristinare la credibilità della ricerca clinica.

È giunto il momento di implementare la conduzione degli studi clinici con metodiche totalmente affidabili, per ripristinare la fiducia reciproca tra tutti i partecipanti all’assistenza del paziente.

I nuovi regolamenti 2005/2006 rappresentano sicuramente un passo nella giusta direzione, ma resta il fatto che l’industria trova ancora il modo di aggirarli.

Infatti, dal 2006 ad oggi, quasi ogni settimana i media di vari paesi segnalano problemi tra l’industria farmaceutica (gli esperti che vi lavorano) e i tribunali (48,51).

Resoconti clinici irrealistici e meta-analisi imperfette hanno dato vita a raccomandazioni distorte, e soprattutto hanno consentito la creazione di dogmi insostenibili sull’efficacia e la sicurezza delle statine.

L’ovvia conclusione finale per i medici è che le attuali affermazioni sull’efficacia e sulla sicurezza delle statine non sono basate sull’evidenza.

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Riferimenti +

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