Possiamo davvero considerarci al riparo da infarti e ictus se il livello di colesterolo è nella norma?

Molti ricercatori in tutto il mondo(1), tra cui anche il gruppo di ricerca del Dottor Rath, considerano fuorviante la teoria (di teoria si tratta in quanto non esistono ancora prove scientifiche definitive al riguardo) che vede nel solo colesterolo elevato un fattore di rischio cardiovascolare.

La metà delle persone che muoiono di attacco cardiaco non ha mai avuto il colesterolo alto.

Uno studio condotto da UCLA School of Medicine(2) ha scoperto che il 75 per cento dei pazienti ricoverati in ospedale per attacco cardiaco aveva il colesterolo LDL nel cosiddetto range di sicurezza e il 21% dei pazienti stavano assumendo statine per abbassare il colesterolo.

All’inizio degli anni 80, sono stati coinvolti circa 360 mila uomini tra i 35 e i 57 anni per determinare gli effetti dei livelli di colesterolo(3); lo studio evidenzia elevati tassi di mortalità tra coloro che hanno bassi livelli di colesterolo.

E ancora…

Aumento del rischio di morte per malattia coronarica negli uomini con bassi livelli sia di colesterolo totale che di lipoproteine ​​a bassa densità in uno studio di follow-up russo(4).

Abbiamo già descritto, in un precedente articolo, quali indicatori sono importanti (ben più del colesterolo) per valutare seriamente il proprio rischio cardiovascolare.

Una causa silente ancora poco conosciuta di malattia coronarica

Si tratta di un batterio chiamato Chlamydia pneumoniae.

Secondo alcuni studi, 4 placche coronariche su 5 contengono anticorpi contro questo batterio; la Chlamydia pneumoniae è un batterio patogeno che erode le arterie coronarie(5-6-7-8-9).

I test come proteina C-reattiva e fibrinogeno sono indicatori di infiammazione o infezione nascosta, ma segnalano anche la necessità di verificare la presenza, tra le altre cose, di Chlamydia pneumoniae.

Come si contrae la Chlamydia pneumoniae?

Questo batterio provoca sintomi che si possono scambiare per una comune influenza. Benché trattato con specifici antibiotici talvolta il batterio potrebbe permanere in modo latente, senza sintomi apparenti.

Per comprendere meglio la reazione difensiva del corpo, è necessario sottolineare che il battere si sposta nel corpo grazie ad enzimi proteolitici digestivi delle fibre di collagene che compongono il tessuto connettivo.

La reazione fisiologica del corpo al battere, è quella di produrre connettivo o colesterolo per costruire una “barriera”, una placca, come tentativo di bloccare, confinare l’elemento “fuori controllo”. Questo spiega come mai decenni dopo emerga la placca coronarica.

Se ti sono state diagnosticate delle placche coronariche, hai il colesterolo elevato, e altri indicatori di infiammazione sono elevati, il prossimo passo è quello di fare il test degli anticorpi anti Chlamydia pneumoniae.

Il problema è che pochi medici e cardiologi hanno familiarità con la diagnosi e la cura di questa causa di placca coronarica.

Sappiamo che questo batterio secerne enzimi proteolitici atti a distruggere il collagene.

L’Istituo di Ricerca del Dottor Rath ha compiuto notevoli passi avanti nella ricerca di mezzi naturali per combattere efficacemente l’attività in eccesso di questi enzimi distruttivi del collagene.

La stessa attività enzimatica in eccesso è riscontrabile nei processi infiammatori di molte malattie autoimmuni e anche nei tumori.

Riferimenti

1. The International Network of Cholesterol Skeptics

2. UCLA Newsroom

3. Serum cholesterol, blood pressure, and mortality: implications from a cohort of 361,662 men.
Martin MJ, Hulley SB, Browner WS, Kuller LH, Wentworth D.
Lancet. 1986 Oct 25;2(8513):933-6 PubMed

4. Increased risk of coronary heart disease death in men with low total and low-density lipoprotein cholesterol in the Russian Lipid Research Clinics Prevalence Follow-up Study.
Circulation. 1993 Sep;88(3):846-53 PubMed

5. Linnanmaki E, et al, Chlamydia pneumoniae – Specific Circulating Immune Complexes in Patients with Chronic Coronary Heart Disease, Circulation, 87:1130-34, 1993 PubMed

6. Muhlestrin JB, et al, Increased incidence of Chlamydia species within the coronary arteries of patients with symptomatic atherosclerotic versus other forms of cardiovascular disease, J Am Coll Cardiol, 27:1555-61, 1996
ScienceDirect

7. Gupta S, et al, The effect of azithromycin in post-myocardial infarction patients with elevated Chlamydia pneumoniae antibody titers, J Am Coll Cardiol, 29:209a, 1997
ScienceDirect

8. Gupta S, et al, Elevated Chlamydia pneumoniae antibodies, cardiovascular events, and azithromycin in male survivors of myocardial infarction, Circulation, 96:404-07, 1997
PubMed

9. American Society for Microbiology

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Hans Halle

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