La vitamina D può rivelarsi un modo semplice ed economico per evitare l’uso di antibiotici in alcuni casi, secondo un recente studioVitamin D3 Supplementation and Antibiotic Consumption – Results from a Prospective, Observational Study at an Immune-Deficiency Unit in Sweden
PLoS One. 2016 Sep 22;11(9):e0163451. doi: 10.1371/journal.pone.0163451.
PubMed
.

Negli ultimi 70 anni gli antibiotici sono stati un trattamento molto diffuso ed efficace contro le infezioni.

Tuttavia, anche se questi farmaci hanno notevolmente ridotto le morti per malattie infettive, oggi a livello globale dobbiamo fare i conti con il loro sovra-utilizzo.

I batteri possiedono la capacità di adattamento. Possono cambiare genetica in risposta all’ambiente in modo molto rapido.

Questo permette ai batteri di resistere potenzialmente agli antibiotici, fenomeno conosciuto come resistenza agli antibiotici.

Secondo il dottor Walter Ricciardi, dell’Istituto Superiore di Sanità:

“La resistenza agli antibiotici è un problema allarmante, potenzialmente drammatico, perché cominciamo ad avere situazioni in cui i pazienti sono resistenti a quasi tutti gli antibiotici e questo vuol dire non avere più strumenti per curarli”.

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La Vitamina D impedisce a monte tale processo.
La coniugazione batterica consente di trasferire porzioni di DNA nel contatto cellula-cellula. Il plasmide è un elemento genetico extracromosoma delle cellule batteriche, in grado di replicarsi indipendentemente dal DNA dell’ospite.

Qualche dato sulla resistenza agli antibiotici

In Italia la situazione sembra più grave che in qualsiasi altro paese dato l’elevato abuso di antibiotici.

Ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati in ospedale) vengono colpiti da infezioni nosocomiali, con decessi annuali che si aggirano tra i 4.500 e i 7000 casi.

In Europa annualmente si registrano 4 milioni di infezioni da antibiotico resistenza, che causano circa 37 mila decessi con notevoli costi sanitari.

Negli Stati Uniti si parla di almeno 2 milioni di persone l’anno infettate con batteri resistenti agli antibiotici. Di questi ne muoino ogni anno almeno 23.000 a causa di queste infezioni.

Nel 2015, la Casa Bianca ha creato il piano d’azione nazionale per la lotta ai batteri resistenti agli antibiotici, con l’obiettivo per il 2020 di ridurre l’uso di antibiotici inutili almeno della metà.

La vitamina D e la riduzione dell’uso di antibiotici

Un recente studio clinico pubblicato sulla rivista PLoS ONEVitamin D3 Supplementation and Antibiotic Consumption – Results from a Prospective, Observational Study at an Immune-Deficiency Unit in Sweden
PLoS One. 2016 Sep 22;11(9):e0163451. doi: 10.1371/journal.pone.0163451.
PubMed
ha scoperto che la supplementazione di vitamina D ha ridotto significativamente l’uso di antibiotici tra gli individui immunodeficienti.

Il termine immunodeficienza si riferisce alla debole o assente capacità del sistema immunitario di combattere le infezioni, rendendo un individuo suscettibile a malattie ed infezioni.

La vitamina D svolge un ruolo importante nel sistema immunitario favorendo la sintesi di proteine antimicrobiche, come la catelicidinaCATELICIDINA
Proteina prodotta da granulociti neutrofili ed epiteli sulla base del segnale mediato citochine infiammatorie che ne stimolano la sintesi
, che distrugge la parete cellulare di alcuni microbi.

Precedenti ricerche avevano già illustrato i benefici della vitamina D per la prevenzione di vari tipi di infezioni delle vie respiratorie e del tratto urinarioVitamin D and Respiratory Tract Infections: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials.
PLoS One. 2013 Jun 19;8(6):e65835. doi: 10.1371/journal.pone.0065835.
PubMed
Prevention of urinary tract infections with vitamin D supplementation 20,000 IU per week for five years. Results from an RCT including 511 subjects
Infect Dis (Lond). 2016 Nov-Dec;48(11-12):823-8. doi: 10.1080/23744235.2016.1201853. Epub 2016 Jun 30.
PubMed
.

Il gruppo di ricerca del Karolinska Institutet (Svezia) ha scoperto che la supplementazione giornaliera con 4000 UI di vitamina D per un anno può determinare una significativa riduzione del consumo di antibiotici e delle manifestazioni infettive a carico delle vie respiratorieVitamin D and Respiratory Tract Infections: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials.
PLoS One. 2013 Jun 19;8(6):e65835. doi: 10.1371/journal.pone.0065835.
PubMed
. Tuttavia, per fornire maggiore chiarezza sul rapporto tra vitamina D e l’uso di antibiotici, lo stesso gruppo ha condotto un altro studioVitamin D3 Supplementation and Antibiotic Consumption – Results from a Prospective, Observational Study at an Immune-Deficiency Unit in Sweden
PLoS One. 2016 Sep 22;11(9):e0163451. doi: 10.1371/journal.pone.0163451.
PubMed

Pubblicato a settembre 2016, lo studio comprendeva 277 partecipanti immunodeficienti, reclutati dall’Unità Ospedaliera del Karolinska University di Stoccolma, Svezia. Tutti i partecipanti avevano livelli insufficienti di vitamina D, cioè inferiori a 30 ng / ml (75 nmol / l), e tutti hanno ricevuto da 1.500 a 1.600 UI di vitamina D ogni giorno per un anno.

I ricercatori hanno utilizzato il Registro Svedese delle prescrizioni sugli antibiotici per ogni paziente per determinare l’uso di antibiotici riferito all’anno precedente in cui si inizia la supplementazione di vitamina D.

Ecco quello che i ricercatori hanno scoperto:

  • In media all’inizio i livelli di vitamina D erano 21,6 ng / ml (54 nmol / l).
  • Dopo un anno, il valore medio era 34,4 ng / ml (86 nmol / l).
  • L’anno prima dell’integrazione, in media i pazienti avevano assunto antibiotici per 20 giorni. L’anno successivo, durante l’integrazione di vitamina D, i giorni di trattamento antibiotico sono diventati 15.
  • Il numero di prescrizioni di antibiotici si è ridotto passando da 1-5 a 0-4.

Nel complesso, ci sono stati 91 prescrizioni in meno di antibiotici durante l’anno di integrazione di vitamina D.

Il numero dei pazienti che hanno potuto fare a meno degli antibiotici sono passati da 52 a 81.

Per capire se i pazienti con i livelli più bassi di vitamina D avrebbero tratto maggiori benefici dall’integrazione di vitamina D, i ricercatori hanno diviso i pazienti in tre gruppi in base al loro livello di vitamina D prima di iniziare la supplementazione: 20 ng / ml.

Sorprendentemente, si è visto che i pazienti con i livelli più bassi di vitamina D hanno avuto meno benefici dalla supplementazione rispetto ai pazienti con i più alti livelli di vitamina D al momento dell’indagine.

Questo risultato può essere spiegato col fatto che chi ha iniziato lo studio con livelli superiori di vitamina D ha avuto modo di aumentarli.

I ricercatori hanno concluso:

“Abbiamo dimostriato che l’integrazione di vitamina D3, pari a 1500-1600 UI / die per 1 anno, ha ridotto il consumo di antibiotici.
La supplementazione di vitamina D3 è stata anche associata ad un aumento delle probabilità di evitare gli antibiotici durante l’anno successivo alla supplementazione.”

Inoltre:

“Le implicazioni cliniche dei nostri risultati sono potenzialmente importanti. Sembra possibile che la supplementazione di vitamina D3 possa ridurre il numero di prescrizioni di antibiotici”.

Per garantire che la supplementazione di vitamina D riducesse effettivamente le prescrizioni di antibiotici, i ricercatori hanno recuperato informazioni su tutte le prescrizioni ricevute durante i due anni dello studio, ed hanno anche controllato se l’uso di antibiotici fosse diminuito tra la popolazione generale.

Sebbene siano stati esclusi tutti i fattori che possono influenzare l’uso di antibiotici, non si può affermare con certezza che la supplementazione di vitamina D sia stata la sola causa di questi risultati, dato che non è stato incluso un gruppo di controllo. L’effetto placebo può aver influenzato i risultati.

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Lo studio comunque mette in luce il ruolo potenziale della vitamina D nell’aiutare a combattere la resistenza agli antibiotici, anche se, la dose giornaliera relativamente bassa di 1600 UI potrebbe aver limitato i benefici.

Se invece di una dose così bassa i pazienti avessero rievuto 5000 UI al giorno, gli effetti sarebbero stati amplificati?

Inoltre, sono stati coinvolti nello studio solo individui immunodeficienti. Sono quindi necessari ulteriori studi clinici per valutare se la supplementazione di vitamina D riduca la prescrizione di antibiotici per tutta la popolazione.

    1 Response to "La vitamina D riduce il ricorso agli antibiotici"

    • Carlo Madonna

      Durante una esposizione di appena 20 minuti alla luce del sole dalle 12.00 alle 15.00 nelle ore centrali nel periodo primavera estate, e senza la protezione di creme solari, la nostra pelle può produrre 20.000 unita di vitamina d. Quindi non abbiate paura dei raggi del sole. Dopo 20 minuti iniziate ad usare le protezioni: gli ombrelloni oppure cappelli e maglietta. Le indicazioni dei medici di appena 2000 unità al giorno sono ridicole, cioè appena un decimo di quello che produciamo da soli al sole. Meditate, gente, meditate.

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